L’eredità dell’Arts and Crafts

Il mio lavoro trova una delle sue radici nei principi dell’Arts and Crafts, movimento nato oltre un secolo e mezzo fa come reazione alla progressiva industrializzazione e alla perdita del rapporto diretto tra chi immagina un oggetto, chi lo realizza e chi infine lo utilizza.

Non mi interessa riprodurne oggi lo stile né guardare al passato con nostalgia. Quello che sento ancora profondamente attuale è il suo approccio: restituire valore alla persona che sta dietro all’oggetto, alla qualità del lavoro, alla materia e al processo attraverso cui una cosa prende forma.

In un presente dominato da produzione seriale, standardizzazione e oggetti spesso privi di un autore riconoscibile, continuo a credere nel valore di un rapporto diretto tra idea, mano e materia.

La tradizione, per me, non è quindi qualcosa da conservare immobile, ma un punto di partenza dal quale continuare a costruire un linguaggio contemporaneo.

La persona dietro l’oggetto

Per me artigianato non significa semplicemente poter scrivere “fatto a mano”.

Significa che dietro a un oggetto rimane riconoscibile una persona: qualcuno che lo ha pensato, sviluppato, modificato, costruito e seguito fino alla sua forma definitiva.

Ogni decisione presa durante il processo: una proporzione, una saldatura, una curva, una superficie lasciata più grezza, una modifica nata direttamente davanti al materiale, contribuisce al risultato finale.

È questa continuità tra ideazione e realizzazione che considero uno dei valori più importanti del lavoro artigianale.

Un oggetto industriale può essere perfetto nella sua ripetibilità. Quello che cerco nel mio lavoro è diverso: un oggetto che conservi una relazione visibile con il processo che lo ha generato.

Natura, materia e forma

Il rapporto con il mondo naturale è una presenza costante nel mio lavoro, sia nell’arte sia nell’arredo.

A volte emerge in modo esplicito, attraverso forme vegetali, animali, curve organiche o elementi direttamente riconoscibili. Altre volte rimane più sottile: nella texture di un materiale, in una superficie non completamente uniformata, nella presenza del legno, nel ferro lasciato leggibile o nel contrasto tra una geometria controllata e una materia che conserva una propria irregolarità.

Non cerco necessariamente di imitare la natura. Mi interessa piuttosto il suo linguaggio: variazione, crescita, imperfezione, struttura, equilibrio tra ordine e casualità.

Per questo nello stesso lavoro possono convivere forme geometriche molto nette ed elementi organici, superfici controllate e materiali lasciati maggiormente esprimere il proprio carattere.

La materia non è semplicemente qualcosa da utilizzare per ottenere una forma: è parte attiva dell’identità dell’oggetto.

La bellezza come valore

Un oggetto d’uso deve funzionare.

Un tavolo deve essere stabile, una seduta deve poter essere utilizzata, un mobile deve rispondere correttamente alla funzione per cui è stato pensato.

Ma non credo che la funzione debba essere l’unica ragione possibile per una scelta formale.

La bellezza possiede un valore proprio.

Un dettaglio può esistere per creare ritmo, equilibrio, carattere o semplicemente perché rende un oggetto più bello da guardare e più significativo nello spazio.

Una rosa modellata nel ferro non rende uno specchio più efficace nella sua funzione, così come una particolare lavorazione, una curva o un’interruzione geometrica possono non avere alcuna necessità strettamente tecnica. Possono però trasformare completamente il modo in cui quell’oggetto viene percepito.

Questo non significa aggiungere decorazione indiscriminatamente.

La stessa ricerca del bello può esprimersi attraverso un elemento ornamentale evidente oppure attraverso un oggetto estremamente essenziale, nel quale il valore estetico risiede nelle proporzioni, nei materiali, nei vuoti, nei pieni o nel rapporto tra le parti.

Funzione e bellezza, nel mio lavoro, non sono subordinate l’una all’altra: sono due esigenze che devono trovare il proprio equilibrio.

Un approccio contemporaneo

Essere legato ai principi dell’Arts and Crafts non significa rifiutare la contemporaneità.

Il mio lavoro può essere moderno, minimale, industriale, organico, decorativo o dialogare con linguaggi più tradizionali. Non considero necessario appartenere a un’unica estetica riconoscibile attraverso la ripetizione delle stesse forme.

Ciò che rimane costante non è uno stile, ma un approccio.

L’attenzione alla materia.
Il rapporto tra funzione e presenza estetica.
La qualità della costruzione.
La libertà di utilizzare l’ornamento quando serve.
La possibilità di lasciare che la natura entri nell’oggetto attraverso una forma, una superficie o semplicemente il carattere del materiale.

Per questo un pezzo estremamente contemporaneo e uno più ricco o decorativo possono appartenere allo stesso linguaggio senza contraddirsi.

La coerenza non nasce dal ripetere sempre la stessa soluzione, ma dal modo in cui ogni soluzione viene cercata.

Unicità senza nostalgia

Non considero l’unicità un rifiuto assoluto della ripetizione.

Una buona idea può essere reinterpretata, modificata o dare origine a nuove realizzazioni. Quello che cerco di evitare è che la possibilità di riprodurre un oggetto diventi il principio che ne determina la forma.

Ogni pezzo può cambiare in relazione allo spazio, alla persona, ai materiali o semplicemente all’evoluzione dell’idea.

Le collezioni presenti sul sito raccolgono quindi lavori e direzioni sviluppati nel tempo, ma non rappresentano necessariamente un catalogo chiuso di modelli da replicare.

Sono esempi di linguaggi, tecniche, proporzioni, materiali e possibilità.

Un oggetto può nascere da qualcosa che ho già realizzato oppure prendere una direzione completamente nuova.

Tra artigianato e ricerca artistica

La mia attività nell’arredo rimane distinta dalla mia ricerca artistica.

Un’opera nasce da un’esigenza espressiva e concettuale; un arredo nasce anche da una funzione e da un rapporto concreto con lo spazio e con chi lo utilizzerà.

Le due parti del mio lavoro, però, condividono inevitabilmente la stessa esperienza.

La pratica artistica influenza il modo in cui osservo una proporzione, una massa, un vuoto, una forma organica, una superficie o la relazione tra un oggetto e lo spazio che lo circonda.

Allo stesso modo, il lavoro artigianale mantiene la ricerca artistica legata alla materia, alla costruzione e alla possibilità reale di trasformare un’idea in qualcosa di fisico.

Non considero quindi arte e arredo la stessa cosa, ma due ambiti distinti alimentati dalla stessa sensibilità verso materia, forma e costruzione.

Il valore del fare

Viviamo in un momento storico nel quale è possibile ottenere quasi qualsiasi oggetto rapidamente, economicamente e perfettamente identico a migliaia di altri.

Non credo che questo sia necessariamente un male.

Credo però che debba continuare a esistere anche lo spazio opposto: quello in cui un oggetto nasce lentamente, viene pensato da una persona, attraversa un processo e conserva qualcosa di quel percorso nella propria forma finale.

Qualcuno ha avuto un’idea.
Ha scelto un materiale.
Lo ha lavorato.
Ha cambiato qualcosa mentre lo costruiva.
Ha preso decisioni.
E alla fine quell’oggetto porta con sé una parte di quella storia.

È questa l’eredità dell’Arts and Crafts che sento mia: non la nostalgia per un mondo passato, ma la volontà di continuare a dare valore alla persona, alla materia, alla bellezza e al processo attraverso cui le cose vengono create.