Passa alle informazioni sul prodotto
1 su 12

alderico platania

LEANDRO

LEANDRO

LEANDRO

LEANDRO nasce da una riflessione personale sulla sofferenza e, soprattutto, sulla possibilità che essa rimanga invisibile agli occhi degli altri.

L’opera rappresenta una figura umana che sta annegando. Del corpo emergono soltanto parte del volto e un braccio teso verso l’esterno: una richiesta d’aiuto ancora possibile, ma che rischia di non trovare risposta.

Il titolo richiama il mito di Leandro, che attraversava ogni notte l’Ellesponto seguendo la luce accesa da Ero (la sua amata). Durante una tempesta quella luce si spense senza che Ero se ne accorgesse e, perduto il proprio riferimento, Leandro morì in mare. Nel mio lavoro quella luce diventa simbolo dell’affetto, della cura e della presenza dell’altro: qualcosa che può sostenere una persona, ma la cui assenza, distrazione o incapacità di riconoscere una richiesta d’aiuto può rendere la sofferenza ancora più profonda.

L’opera possiede anche una componente autobiografica, ma non nasce per mettere sullo stesso piano il dolore personale dell’artista e la morte concreta di chi perde la vita. Il suo significato vuole essere trasversale: partire da una condizione intima per interrogare una forma più ampia di indifferenza verso la sofferenza umana.

Viviamo in un tempo in cui assistiamo continuamente alla morte degli altri. Vediamo migranti morire nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere una possibilità di vita diversa; vediamo in Palestina uomini, donne e bambini morire sotto le bombe; vediamo guerre, violenze e tragedie trasformarsi progressivamente in immagini alle quali rischiamo di abituarci.

L’esposizione continua al dolore può generare impotenza, distanza e assuefazione. Ed è proprio questa perdita di sensibilità che LEANDRO cerca di mettere in discussione.

La scultura è collocata a terra e costringe l’osservatore a trovarsi fisicamente sopra la figura che sta affogando. La mano si estende verso il suo spazio, quasi chiedendogli di partecipare. Non si assiste quindi soltanto a una morte: ci si trova davanti a qualcuno che, almeno simbolicamente, sta ancora chiedendo aiuto.

La domanda che rimane non riguarda soltanto chi sta annegando, ma chi lo sta guardando.

Quanto siamo ancora capaci di vedere la sofferenza dell’altro?
E quando qualcuno tende una mano, siamo ancora in grado di riconoscerla?


Tecnica e realizzazione

Opera in ferro battuto e tecniche miste, interamente realizzata a mano in ferro comune.

La superficie non presenta verniciatura coprente: il materiale rimane visibile ed è protetto esclusivamente da una finitura trasparente, mantenendo leggibile il carattere del ferro e della lavorazione manuale.

Visualizza dettagli completi