alderico platania
TANTALO
TANTALO
TANTALO nasce come una riflessione sulla caducità dell’esistenza e sulle ragioni che scegliamo per orientare il tempo che ci è concesso.
Il teschio pone davanti all’osservatore una conclusione inevitabile: indipendentemente da ciò che accumuliamo, dal riconoscimento che otteniamo o dal potere che esercitiamo, la vita conserva un limite che rende provvisoria ogni conquista materiale.
La corona rimane sul capo anche dopo che dell’uomo non resta che il cranio. È il simbolo di fama, ricchezza, ruolo e potere: valori capaci di occupare gran parte di un’esistenza, ma destinati a rimanere sul piano della materia. Di fronte alla morte conservano la propria forma, ma perdono ciò che li rendeva importanti.
Il titolo richiama il mito di Tantalo, figura privilegiata dagli dèi e successivamente condannata a un supplizio eterno: circondato da acqua e frutti, non riesce mai a raggiungere ciò che potrebbe soddisfarlo. La sua pena diventa così immagine di un desiderio incapace di trovare compimento.
Nell’opera questa condizione si trasforma in una domanda rivolta al presente: quanto della nostra vita viene sacrificato all’inseguimento di qualcosa che, una volta raggiunto, chiederà immediatamente di essere sostituito da qualcos’altro?
Il teschio è però appoggiato su un’incudine.
L’incudine introduce nell’opera un significato opposto alla semplice fatalità della morte. È il luogo sul quale la materia viene battuta, trasformata e progressivamente portata alla forma desiderata. In una lettura simbolica e quasi alchemica rappresenta quindi la possibilità dell’individuo di partecipare attivamente alla propria costruzione.
Non scegliamo la durata della nostra esistenza né tutte le condizioni nelle quali siamo chiamati a viverla, ma possediamo una responsabilità nel modo in cui decidiamo di plasmarla.
Per questo TANTALO non è soltanto un memento mori. Alla consapevolezza della fine affianca una domanda sulla vita: se il tempo è limitato e possiamo contribuire a dare forma a ciò che siamo, a cosa scegliamo di dedicarlo?
La tensione tra la corona e l’incudine costituisce così il centro dell’opera: da una parte ciò che cerchiamo di possedere e mostrare agli altri; dall’altra il lavoro attraverso cui scegliamo di costruire noi stessi.
Tecnica e realizzazione
Scultura interamente realizzata a mano in ferro battuto e lamiera lavorata mediante tecniche miste.
La costruzione tridimensionale del cranio nasce dalla modellazione manuale della lamiera, sviluppata per ottenere volumi anatomici e una forte presenza plastica pur mantenendo riconoscibile la natura del materiale.
Il ferro rimane parte integrante del linguaggio dell’opera: materia pesante, trasformabile attraverso il lavoro e, simbolicamente, sottoposta alla stessa azione dell’incudine sulla quale il teschio è collocato.
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